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Disidratazione invernale, il nemico invisibile della concentrazione

Nell'immaginario comune, la disidratazione è un pericolo associato esclusivamente alle calde giornate estive o all'attività fisica intensa. Questo bias cognitivo ci espone a un rischio subdolo durante i mesi freddi: da novembre a marzo, il nostro corpo è soggetto a meccanismi fisiologici che inibiscono lo stimolo della sete.

Ciò favorisce una disidratazione invernale involontaria che colpisce le performance cognitive molto prima di manifestarsi con sintomi fisici evidenti. Mantenere il cervello correttamente idratato è il gesto più semplice per garantire focus mentale, salute e produttività anche nelle giornate più fredde dell'anno.

 

Perché il freddo disidrata?

È paradossale: d’inverno sudiamo meno, eppure il rischio di disidratazione rimane elevato. Questo accade a causa di tre fattori principali che lavorano silenziosamente contro il nostro equilibrio idrico:

  • Diuresi indotta dal freddo. Quando le temperature scendono, il corpo reagisce con una vasocostrizione periferica: restringe i vasi sanguigni delle estremità per concentrare il sangue caldo verso gli organi vitali interni. I reni interpretano questo aumento di pressione sanguigna centrale come un eccesso di fluidi e, per ristabilire l'equilibrio, stimolano la produzione di urina. Di conseguenza, perdiamo liquidi più frequentemente.
  • Perdita di liquidi con il respiro. L'aria invernale è tipicamente secca. Quando vediamo la classica nuvoletta mentre respiriamo all'aperto, stiamo letteralmente osservando l'acqua che lascia il nostro corpo sotto forma di vapore. Anche a riposo, i polmoni devono umidificare l'aria secca che inspiriamo, consumando riserve idriche preziose ad ogni respiro.
  • Ambienti riscaldati. Passiamo gran parte del tempo in uffici e abitazioni con riscaldamento artificiale. Questi sistemi abbassano drasticamente l'umidità ambientale, accelerando l'evaporazione dei liquidi attraverso la pelle, spesso senza che ce ne accorgiamo.

 

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Quali sono i sintomi neurologici della disidratazione?

Il cervello è composto per circa il 75% da acqua. Non sorprende quindi che sia il primo organo a soffrire quando l'idratazione cala. Studi neuroscientifici dimostrano che basta una disidratazione lievissima, pari all'1-2% del peso corporeo, per innescare un calo misurabile delle funzioni cognitive.

I sintomi mentali della disidratazione invernale includono:

  • Mal di testa frequente: spesso confuso con la stanchezza da schermo o lo stress lavorativo.
  • Brain fog (nebbia mentale): una sensazione di appannamento che rende difficile elaborare informazioni complesse o mantenere il filo del discorso.
  • Irritabilità e calo dell'umore: la carenza d'acqua influenza la produzione di neurotrasmettitori, rendendoci più suscettibili allo stress.
  • Sonnolenza e affaticamento: sensazione di stanchezza causata da un minore apporto di ossigeno e nutrienti.

 

Come idratarsi in inverno? 

Poiché non possiamo affidarci al senso della sete, che col freddo viene ridotto fino al 40%, è importante seguire qualche accorgimento pratico. Ecco cosa può aiutare ad idratarsi durante i mesi più freddi aggirando gli ostacoli invernali:

  • Impostare promemoria visivi. Avere, ad esempio, una borraccia sempre piena sulla scrivania contribuisce a creare un'abitudine automatica che scavalca la mancanza di stimolo biologico della sete.
  • Consumare tisane non zuccherate o acqua a temperatura ambiente. Aiuta a idratare e riscaldare il corpo contemporaneamente, rendendo l'assunzione piacevole.
  • Integrare cibi ricchi d'acqua come zuppe, vellutate e agrumi. Forniscono liquidi che vengono immessi nell’organismo mangiando, insieme a micronutrienti essenziali come sali minerali e vitamine.


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Un alleato in più contro la disidratazione invernale

A volte l'acqua da sola non basta a massimizzare la performance, specialmente se ci sentiamo già affaticati. Bevande zuccherate o energy drink sono controproducenti: lo zucchero causa un picco glicemico seguito da un crollo che peggiora la sonnolenza e la nebbia mentale.

Quando la stanchezza mentale si somma alla disidratazione, bere una bevanda funzionale rigorosamente senza zuccheri aggiunti può fare la differenza per migliorare idratazione e supporto cognitivo. S-Nap Shot è stata progettata proprio per questo: ricarica la mente con il brain fuel.

 

Disidratazione invernale, le domande più frequenti

Caffè e tè contano come idratazione? 

Sì, contribuiscono all'apporto di liquidi. Tuttavia, la caffeina ha un leggero effetto diuretico. È bene non superare le 3-4 tazzine al giorno e alternarle sempre con acqua.

Quanta acqua bisogna bere in inverno? 

Il fabbisogno resta simile a quello estivo: circa 1.5 - 2 litri al giorno per un adulto medio, da adattare in base all'attività fisica svolta e alla secchezza degli ambienti in cui si vive.

Perché in inverno ho meno sete? 

A causa della vasocostrizione periferica. Il sangue si concentra al centro del corpo, "ingannando" i recettori del volume sanguigno che segnalano al cervello che l'idratazione è sufficiente, anche quando non lo è.


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